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Sortino, eletta città del miele, vanta una millenaria tradizione di apicoltura che ha inciso positivamente sull’economia degli abitanti, produttori del nettare degli dei, cantato fin dall’antichità da molti autori latini. Antiche famiglie, Blancato e Pagliaro, si sono tramandati i segreti del mestiere dell’apicoltore di generazione in generazione, fino agli anni ’60 del secolo scorso, quando con l’industrializzazione se ne stava perdendo la memoria. Oggi, grazie all’Associazione culturale Civiltà Iblea, ente gestore del Museo dell’apicoltura tradizionale – ” ‘A casa do fascitraru“, il turista può rivivere la storia di questo antico mestiere visitando  un ambiente naturale ed affascinante che consente un tuffo nel passato, nella memoria che diventa “mito”. Lungo il percorso museale può ammirare gli arnesi dell’apicoltore che costruiva le arnie, i fascetri ca ferra, la ferula, ed essere avvolto in un’atmosfera d’altri tempi, fatta di oggetti semplici, realizzati a mano, che parlano di una vita agropastorale sconosciuta alle nuove generazioni. Giare panciute, usate per conservare il dolce miele di zagara, di millefiori o di timo, riempiono l’ambiente di un profumo inebriante, insieme “a carretta” il mezzo che utilizzavano i fascitrari per il trasporto dei fascetri (arnie). Dopo questo interessante viaggio nel mondo della produzione del miele, non si può lasciare Sortino senza assaggiare u spiritu de fascitrari un derivato dalla lavorazione del miele che i sortinesi chiamavano sana malati perché appena bevuto dà un piacevole senso di benessere.

 

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